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Yes, across Europe,
this wall will fall.
For it cannot withstand faith;
it cannot withstand truth.
The wall cannot withstand freedom.
Ronald Reagan
alla Porta di Brandeburgo,
Berlino Ovest, 12 giugno 1987




Grazie, Ronnie & Friedrich!








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lunedì, 25 febbraio 2008
 

Qui si vota per la vita

postato da Dilifa | febbraio 25, 2008 22:54 | commenti | permalink
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lunedì, 24 dicembre 2007
 

Santo e Felice Natale a tutti!

postato da Dilifa | dicembre 24, 2007 23:21 | commenti (1) | permalink
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giovedì, 12 ottobre 2006
 

La città si evolve / 4
Risposte, tesi, dubbi, auspici

6. Sono quindi giunto a parlare della parte societaria del progetto delineato da Andrea Mancia. Non affronterò in modo approfondito aspetti specificamente tecnico-giuridici, ai quali in parte ho già accennato in precedenti interventi e che tratterò se del caso in successivi post dedicati. In questa sede mi interessa far comprendere anche a lettori non tecnici in che termini e le ragioni per cui condivido l'operazione societaria prospettata.

Molti avranno letto le obiezioni mosse da alcuni ex cittadini nei confronti dell'opzione s.r.l., obiezioni che talvolta meritano risposte serie e altre volte no. Partiamo da una di quest'ultime ("...in Italia dove regnano le aziende con fini “profit” che però creano paraventi “no profit” per pararsi dal fisco e altro stiamo assistendo al primo caso di fine “no profit” che si realizza attraverso una società “profit”… dei geni") per dimostrare, al contrario, la "normalità giuridica" della vicenda in esame. 

Come ho già avuto modo di scrivere nel forum, ogni statuto dignitoso e preveggente di un'associazione, sì senza scopo di lucro  ma con un minimo di ambizioni di sviluppo, contiene una disciplina circa l'eventuale attività commerciale svolta dal soggetto associativo, disciplina che, in genere, prevede la possibilità di partecipare a società commerciali o di costituirle. Per fare degli esempi, più o meno vicini alla "nostra" situazione: un partito politico (a.n.r.) che costituisce una casa editrice (in forma di s.r.l.), o un centro culturale che partecipa alla società immobiliare proprietaria della sede del centro medesimo. Ebbene, l'Italia è piena di grandi o medie associazioni non riconosciute, socie di società commerciali di capitali. Non vi sono, comunque, ragioni giuridiche che di regola impediscano che ciò avvenga.

Nel nostro caso, vi è una s.r.l. che ha promosso un progetto culturale, ideato e propostole da altri. Questa s.r.l. si chiama Ideazione. Se oggi Ideazione (srl) promuovesse la nascita dell'"associazione TocqueVille" e, poi, un socio di Ideazione (srl) offrisse a detta associazione qualche sua quota (ovvero la srl aumentasse il proprio capitale dedicandolo specificamente all'Associazione), credo che chiunque penserebbe che gli organi direttivi di quest'ultima, avendone le possiblità economiche, farebbero bene ad accettare. Ne deriverebbe che avremmo il soggetto "associazione" socio di una srl e, astrattamente, socio di maggioranza o socio unico. Nel caso in cui l'Associazione percepisse utili, ovviamente li utilizzerebbe per i propri fini istituzionali.

Orbene, pare che Ideazione - non volendo far rientrare nei propri progetti l'Associazione - abbia intenzione di trasferire quel ..."rametto d'azienda" che chiamiamo TocqueVille alla costituenda s.r.l., che - quale che sarà la sua compagine sociale - nascerà anche con lo scopo di promuovere e favorire la costituzione di quell'associazione tocquevilliana che, come già scritto, da sola farebbe molta fatica a vedere la luce, a mio avviso (o, meglio, il parto potrebbe essere talmente doloroso da causare la morte di TocqueVille).

7. Cosa significa tutto questo, in sintesi? Soprattutto due cose:

a) giuridicamente l'operazione non ha nulla di anomalo. O, meglio, appare una strategia semplice e priva di controindicazioni (giuridiche, ripeto) a fonte di una situazione di partenza non comune. Se è vero, infatti, che possiamo ritenere "normale" una società commerciale che nasce da un ente non commerciale, è più raro veder accadere il contrario e ancor più raro vedere una "storia" come quella di TocqueVille, dove una società commerciale offre gratuitamente proprie risorse a servizio di un progetto culturale completamente "informe" sotto il profilo giuridico;

b) giuridicamente l'operazione non è scorretta o impropria o inadeguata. Certo, è opinabile: basti dire che l'associazione potrebbe svolgere direttamente l'attività della srl, oppure che la forma societaria della cooperativa - come molti hanno sostenuto - potrebbe apparire più consona. Ma, quanto alla prima opzione, vi sono ottime ragioni per preferire la più netta separazione tra attività commerciale e non, soprattutto nell'ottica della limitazione di responsabilità patrimoniale, ma anche sotto i profili contabile, fiscale e dell'efficienza operativa. Quanto alla cooperativa, ho già scritto più volte che il verosimile oggetto sociale della società renderà evidente l'assenza di fine mutualistico. Da quanto scritto nei post di Andrea Mancia a partire dall'inizio dell'anno, si ricava (io, almeno, ho ricavato) la convinzione che il progetto commerciale (cioè che attiene all'attività di natura commerciale in senso giuridico) sia diretto verso la creazione di un'attività editoriale - in forme più o meno innovative - rivolta al pubblico esterno, mentre la gestione del servizio da rendere ai soci (che, in estrema sintesi, è l'elemento fondante della mutualità), cioè l'aggregazione, non avrà un proprio significativo rilievo commerciale, dal lato interno. Intendo dire che i cittadini che lo vorranno, diverranno in senso lato redattori di un prodotto editoriale; gli altri, utilizzeranno il "servizio" di aggregazione gratuitamente. E sia gli uni che gli altri potranno dar vita e partecipare all'associazione politico-culturale, diventando così i diretti "proprietari" del soggetto commerciale (cioè della srl), quando l'associazione ne diverrà socia unica o di maggioranza.

Resta evidente, peraltro, che l'impostazione oggi prospettata potrà di certo essere modificata in seguito, ove altre opzioni si rivelassero più adeguate (tanto più quando tali cambiamenti potranno essere decisi congiuntamente dall'associazione e dalla srl). Ciò che conferma quanto sia poco rilevante la questione dello strumento giuridico rispetto a quella del suo uso. Ed è a questo punto che - sempre in un'ottica prevalentemente giuridica - devono essere affrontati altre questioni "sensibili": la compagine sociale; il ruolo della srl e dei suoi soci in relazione alla costituenda associazione; il ruolo della redazione e tutte le vicende che la riguarderanno nell'ambito di questo progetto ecc.

(continua)

 

Comunicazione di servizio

A causa di nuovi standard splinderiani, l'indirizzo del mio blog principale perde il trattino tra "friedrich" e "bapa", diventando

http://friedrichbapa.splinder.com

Grazie e scusate per il disagio.

postato da Dilifa | ottobre 12, 2006 09:35 | commenti | permalink
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mercoledì, 11 ottobre 2006
 

In memoria di Nicola Matteucci
In lutto il liberalismo

E' morto Nicola Matteucci, un Maestro del liberalismo, non solo italiano. TocqueVille gli deve di fatto il nome: v. qui, su Friedrich.

postato da Dilifa | ottobre 11, 2006 09:13 | commenti | permalink
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martedì, 10 ottobre 2006
 

Un buon giorno per i catt&lib
Flash

E' una bella home page, quella di oggi a TocqueVille, per i cittadini "cattolici & liberali": sotto il banner "papista" per la libertà di parola, c'è Bernardo e c'è Frinarelli. E parlano proprio delle cose che piacciono al blogger Friedrich e su cui il cittadino Friedrich si dilungherà appena gli sarà possibile.

Update - Adde al dibattito Le Guerre Civili.



mercoledì, 04 ottobre 2006
 

TocqueVillian Neocon Anticlerical Club Band
"Ha torto anche quando ha ragione"

L'originale (grazie a The Right Nation):

La versione tocquevilliana neocon-anticlerical correct:



martedì, 03 ottobre 2006
 

La città si evolve / Terzo Intermezzo
Autosuggestioni extraTocqueVilliane

Fuori da TocqueVille c'è chi si è dispiaciuto molto del banner papale pro libertà di parola apparso nella home page della città dei liberi. Non riuscendo a capacitarsi del fatto che la dialettica, all'interno delle mura cittadine e della redazione, riesca a produrre posizioni che costoro davano per impossibili, che fanno i poverini? Secondo i più beceri schemi della propaganda marxista, calunniano, sperando che qualcosa resti. Ecco allora che il banner deve per forza essere propaganda per parare il colpo del non ancor nato loro aggregatore (o quel che sarà) (!!!); ecco che comunque i cattolici in TQV non contano una cippa... E via di questo passo.
Ebbene, mentre la cittadinanza aumenta, mentre i radicali di fuori pigliano per i fondelli i radicali di dentro perché stanno in un aggregatore "clerico-fascista", il banner è là, in hp, ed è la miglior risposta possibile.



lunedì, 02 ottobre 2006
 

A difesa della libertà
TocqueVilliana

In città non ci stanno male gli amici di Ben "Paleologo" Ratzinger, il Papa che non ha chiesto scusa perché non aveva nulla di cui scusarsi.
E che comunque nessuno può pensare di mettere a tacere.

Update - Ancor più bella la seconda versione del banner, idonea ad essere compresa anche dai più malfidenti, per i quali in ogni caso c'è anche la spiegazione per esteso.



domenica, 01 ottobre 2006
 

La città si evolve / 3
Risposte, tesi, dubbi, auspici

4. Quanto è realistica, mi domandavo innanzitutto, la prospettiva della costituzione "immediata" di un'associazione non riconosciuta (a.n.r.) dei cittadini, per iniziativa di un ristretto gruppo di promotori, unica via a mio avviso seriamente proponibile? E quali rischi specifici comporta?

La risposta alle due domande va data congiuntamente, perché sono proprio i rischi specifici che rendono poco realistica anche la prospettiva suddetta. E i rischi sono, quantomeno, quelli della (a) delegittimazione personale degli ipotetici promotori e di (b) demolizione del potere di controllo, rischi che dipendono prevalentemente dal modo con cui TocqueVille si è sviluppata dal momento della sua nascita. Posso permettermi di essere abbastanza sintetico, sul punto, sia perché ogni cittadino dovrebbe sapere di che sto parlando, sia perché ne ho già scritto in questo blog abbondantemente (e avremo inoltre occasione di approfondire questi temi nelle prossime settimane).

TocqueVille, incontestabilmente, è nata in modo "per certi aspetti casuale, con molti padri affettuosi che si sono fatti spontaneamente coinvolgere" ma, altrettanto incontestabilmente, è rimasta in vita grazie a Ideazione "che - senza contestazione di alcuno - si è assunta l'onere di realizzare il progetto", come scrivevo oltre un anno fa. Orbene, per ciò che io conosco, possiamo individuare due momenti fondamentali, oltre a quello della scelta iniziale, nella gestione del "progetto TocqueVille" da parte di Ideazione: quelli identificabili con gli interventi di Andrea Mancia alla fine del 2005 e nel giugno scorso. In tali interventi Ideazione ha preso due posizioni opposte, sotto il profilo operativo: l'assunzione di responsabilità del "discorso di fine anno" è diventata "dismissione di responsabilità" in giugno. Penso di poter ragionevolmente attribuire tale cambio di prospettiva ad un travaglio comprensibile e legittimo; e penso che questo sia sostanzialmente il pensiero di tutti i cittadini (e pure di molti ex), anche considerato che non ricordo di aver letto una sola riga diretta a contestare seriamente la legittimazione in capo ad Ideazione di fare le proprie scelte. Penso, infine, che nessuno di noi abbia dubbi sul fatto che la città debba ad Ideazione solo gratitudine.

Eppure è altrettanto ragionevole individuare in detto travaglio una concausa di un certo immobilismo e degli innegabili ritardi accumulati nell'affrontare la questione delle regole (che ho chiamato) costituzionali di TocqueVille. L'onere gestionale assunto da Ideazione comprendeva, a mio avviso, il potere/dovere di fissare in modo trasparente tali regole, almeno quelle più strettamente connesse all'operatività del progetto. Il fatto è che le regole, quando sono necessarie, vengono in essere anche senza la nostra piena consapevolezza e in modo inintenzionale, e così è stato: prassi che, a volte, nemmeno sono state percepite come tali dalla maggioranza dei cittadini e che, comunque non si sapeva bene quanto e perché fossero da considerare "legittime", sono diventate le effettive regole della città.

In questa sede mi riferisco, in particolare, all'ammissione dei nuovi cittadini, alla composizione della redazione e, prima di tutto, allo stesso ruolo di Ideazione. Che su questi temi si dovesse arrivare a stabilire regole ampiamente condivise è sempre stato pacifico e il fatto che non ci si sia arrivati ha avuto come conseguenza la sostanziale provvisorietà delle soluzioni adotatte e la non piena legittimazione della redazione. In particolare, il potere esercitato (o esercitabile), pur non arbitrariamente, da Ideazione per il tramite di Andrea Mancia, e relativo sia all'ammissione dei cittadini che alla composizione della redazione, è stato ben tollerato e percepito, anzi, come la soluzione migliore e comunque inevitabile, anche perché si era sempre in procinto della concreta definizione del ruolo di Ideazione. "Concreta" nel senso che, agli annunci ufficiali, doveva poi seguire l'attuazione dei programmi previsti, ciò che si è verificato solo in piccola parte e non in quella relativa alle "regole costituzionali".

Orbene, oggi si sta concretizzando il distacco di Ideazione da TocqueVille, ma il tempo trascorso non è stato irrilevante. Non siamo, cioè, in una situazione uguale a quella in cui eravamo nella primavera del 2005: quantomeno, il numero degli aderenti, enormemente cresciuto, e la notorietà raggiunta da questo "esperimento comunicativo" che è TocqueVille, rendono più complesse le procedure di selezione del gruppo dirigente e di costruzione delle norme regolatrici, e rendono altresì più pericolosi gli eventuali passi falsi. Ed eccoci tornati ai rischi di cui parlavo all'inizio di questo paragrafo.

5. In primo luogo, cosa intendo per rischio di delegittimazione dei promotori?
Il livello di conoscenza personale tra i blogger aderenti è modesto, spesso nullo e i filtri costituiti dal pc e dal nickname rendono ancora più problematica la costituzione di rapporti di reciproco affidamento. La costituzione dell'associazione, invece, richiede una disponibilità al disvelamento che trasforma il bloggare da gioco o quasi-gioco a rapporto impegnativo. Io credo che sarebbe e sarà difficilissimo trovare anche solo 10-20 cittadini autorevoli, disposti a creare un gruppo di lavoro capace di "stendere, saggiamente e con equilibrio, uno statuto forte; capaci, poi, di organizzare e tenere testa al dibattito della città; capaci, infine, di creare le condizioni politiche e giuridiche per ottenere l'adesione di un numero di cittadini tale da legittimare la neonata associazione", come scrivevo. E il tutto in tempi accettabili.
Questi cittadini si esporrebbero concretamente ad attacchi della natura più varia, sia dall'interno che dall'esterno della città e addirittura dall'interno dello stesso gruppo dei promotori. Ma l'attacco più devastante sarebbe quello relativo alla loro legittimazione: perché loro e non altri? Tale critica - destinata ad emergere di continuo e corredata dalle più sgradevoli insinuazioni - sarebbe ancora più pericolosa se questi promotori si proponessero non solo come "costituenti" ma pure come candidati ad occupare ruoli dirigenziali della costituenda associazione.

Ma, anche vi fossero degli audaci, capaci di autocandidarsi al possibile massacro, nulla potrebbe costringere Ideazione ad affidare ciò che ha costruito, poco o tanto che sia, ad una realtà non ad essa sufficientemente gradita. L'associazione, di per sé, è e deve essere uno strumento democratico; per quanto si volessero stiracchiare le regole associative, non si potrebbe arrivare a garantire un potere di controllo a poche persone. Ed oggi sono concreti i rischi che detta associazione possa divenire oggetto di "invasioni" sgradite e strumentali, capaci di snaturare il progetto originario. In sintesi, ritengo che Ideazione non potrebbe accettare di passare la mano ad un'associazione che non godesse della sua piena fiducia. Ma, in questo momento, non esiste certezza alcuna che vi sia la reale possibilità di costruire un tale soggetto mentre esiste la quasi certezza che i tempi necessari per arrivare a detto risultato sono troppo lunghi rispetto a quelli che Ideazione si è data.

Ecco perché, insieme all'altra ragione esposta da Andrea Mancia relativa ad un'opportunità commerciale che consentirebbe la copertura di buona parte se non di tutti i costi d'esercizio, il passaggio preliminare da una società commerciale diventa opportuno e condivisibile. Non solo: diventa un passaggio quasi indispensabile per sperare che effettivamente l'associazione si faccia e si faccia bene, e per realizzare le condizioni della nascita di un gruppo dirigente legittimato.

(continua)



giovedì, 28 settembre 2006
 

La città si evolve / Secondo Intermezzo
Iuris (im)prudentia extraTocqueVilliana

Ieri, sempre da Watergate, è ammarato un dotto lettore giurista, sé dicente avvocato giuscommercialista e certamente tale (ho riconosciuto l'intonazione caratteristica).
Con lui ho incrociato qualche commento (nn.22, 26, 27, 35, [37], 49), contenente deduzioni probabilmente non chiarissime per alcuni lettori, ma comprese di certo dal mio perito contraddittore. Visto che l'ospite si era innervosito, ho deciso di non chiudere la discussione là, anche perché il giurista aveva annnunciato il suo ritiro dalla discussione e, non essendo egli blogger, poteva apparire scorretta da parte mia la replica conclusiva che avrebbe meritato.

A beneficio dei cittadini, peraltro, e pure di chiunque altro interessato, voglio proporre sinteticamente le chiavi di lettura di quel dialogo, che ognuno potrà applicare per verificarne la funzionalità (magari il padrone di casa avviserà l'avvocato, se vorrà).

Innanzitutto, il dialogo è da classificare tra quelli "a boriosità discendente".
Il lettore giurista, infatti, ha iniziato proclamando che si divertiva a vedere gli scontri, che aveva pronosticato l'implosione di TocqueVille e che le motivazioni di Andrea Mancia non stavano in piedi. Alla fine del dialogo, lo troviamo ad ammettere che lui - non essendo blogger né tantomeno cittadino - segue occasionalmente le nostre vicende, non conosce la storia di TocqueVille, né le sue regole; e che forse è vero che è stato imprudente, come io sostenevo.

La seconda chiave di lettura è quella della competenza tecnica.
Il lettore giurista, ad esempio, consiglia la costituzione di una Scarl, piuttosto che di una Srl. Ma, nonostante un mio accenno alla questione (che lui avrebbe dovuto percepire), nulla dice del fatto che la scarl non esiste più, come tipo sociale, da quando la riforma Vietti (2003-2004) è entrata in vigore, modificando il codice civile in modo importante.
Sulla questione della mutualità, poi (che costituisce lo snodo fondamentale della questione coop sì o coop no e di cui parlerò anche tra breve), il lettore giurista parla di "finalità di beneficio che coinvolge tutti i soci". Ora, a prescindere dal fatto che neppure in italiano la frase è particolarmente brillante, forse che in una srl o in una spa la finalità istituzionale non è a beneficio di tutti i soci? Si può considerare spiegata la mutualità, con quelle parole?
Infine, parlando di diritto d'autore, il lettore giurista collega la rischiosità della srl al fatto che con essa si porrebbero i rapporti in termini giuridicamente formali. Che vuol dire? Forse che con l'associazione o la coop ciò non accadrebbe? Forse che i soci avrebbero da ridire per un utilizzo commerciale non autorizzato fatto da una srl mentre sarebbero lieti e sereni se lo stesso atto illecito lo facesse una coop?

La terza chiave di lettura è quella della prudenza (carente).
Il lettore giurista prende per i fondelli la città, prevedendo disastri sotto il profilo del copyright. Quando si è trovato sotto il naso parte di uno scritto tocquevilliano "ufficiale" di Andrea Mancia, risalente al 31 dicembre 2005, che dimostrava la pienissima consapevolezza del problema, il giurista non ha potuto dire altro che lui non sapeva, che pensava, che si era basato su altri scritti... Insomma, una brutta figura per eccesso di sicurezza.
Lo stesso si può dire quanto ai discorsi sulla proprietà dei beni materiali e immateriali costituenti gli strumenti operativi di TocqueVille. Il giurista ci dice che la giurisprudenza è chiara: il proprietario del dominio, del server e del software è ...il proprietario (lo sospettavamo!); che, quindi, non siamo in presenza di un furto (questo lo sostiene solo Robinik, ciò che garantisce la fallacità della tesi); che i blogger se la sono presa in quel posto perché sono stati dei polli. Io penso che i blogger ben sappiano di cosa sono proprietari; che, quindi, ringrazierebbero e si prenderebbero pure la briga di dimostrare che non sono loro "polli" ma piuttosto è il giurista che parla a vanvera. Ma non ce ne sarà bisogno, perché è lo stesso giurista ad ammettere di non sapere quasi nulla, come dicevo sopra, di che cos'è TocqueVille.

L'ultima chiave di lettura è quella logica.
Il giurista suggerisce: srl no, coop sì.
Io domando: visto che per dire "coop sì" si deve conoscere l'oggetto sociale ed essere certi che sussista la mutualità, conosce il giurista detto oggetto sociale?
Lui risponde: no, non lo conosco.
Io dico:  allora sei stato imprudente.
Lui: hai ragione solo se tu puoi dimostrare di conoscere l'oggetto sociale, altrimenti il mio è un legittimo consiglio.
Io: ogni frequentatore della blogosfera - e, tanto più, ogni cittadino di TocqueVille -  ha o può avere gli elementi sufficienti per sapere che la srl è utilizzabile, mentre non ne ha altrettanti per sapere se è utilizzabile la coop. Quindi, io posso dire sì alla srl, pur non conoscendo nel dettaglio l'oggetto sociale; non posso dire sì alla coop se non conoscendo nel dettaglio l'oggetto sociale. Se tu hai detto sì alla coop senza conoscere l'oggetto sociale, sei stato imprudente.
Lui: non mi hai detto se conosci l'oggetto sociale.
A questo punto, evidentemente, gli avrei replicato che, al contrario, dicendogli "io conosco l'oggetto sociale abbastanza da dire alla srl e ...non so alla coop", gli avevo risposto; e che era lui a non capire o a far finta di non capire.

Che dire, in conclusione? Due cose: la prima è che l'argomento dell'evoluzione giuridica di TocqueVille non è facile e richiede pazienza, cautela, voglia di capire e memoria "storica". L'errore è in agguato ma, se chi discute è sereno, non fa grossi danni. Meglio conservare la serenità, quindi, perché quella dipende da noi, mentre l'errore no.

La seconda è che ormai dovrebbe essere chiaro che da parte mia si sta facendo un percorso logico di avvicinamento al nocciolo dei problemi. In questo io chiedo l'aiuto di tutti i cittadini e dei "non cittadini non nemici" perché le risposte che si riuscirà a dare siano le più convincenti. Meglio spiegarsi che litigare, quindi.

 

Persecuzioni anticristiane?
Bonarie battute per critici ferocissimi

Ieri ho scatenato l'ira di Watergate solamente con un frammento di una citazione biblica (Proverbi, 29, 1). Un frammento, dico! Se l'avessi fatta tutta chissà cosa sarebbe successo. Manco fosse un islamico. Ecco perché sto bene a TocqueVille: fuori c'è troppa intolleranza... hi hi hi...

P.S. Il Versetto 2 è dedicato ad Andrea Mancia. ;-)

 

La città si evolve / 2
Risposte, tesi, dubbi, auspici

3. Mantenendo l'ordine a ritroso, inizio ora ad illustrare il perché ritengo condivisibili le opzioni che stanno emergendo, con riferimento principalmente alla prospettiva s.r.l.+a.n.r. (società a responsabilità limitata + associazione non riconosciuta) configurata da Andrea Mancia in questo suo post. La questione è tecnica ma molto semplificabile.

E' assolutamente corretto pensare che TocqueVille, per com'è nata e per come si è evoluta, abbia tutte le caratteristiche per diventare un'a.n.r. Di più, direi che la prospettiva dell'associazione è quella più naturale. Sebbene vi siano certamente dei cittadini (cioè blogger iscritti) non interessati, si può presupporre serenamente che un buon numero di altri cittadini aderirebbe prontamente all'associazione. E, con ancora maggior certezza, si può ritenere che non siano pochi quelli che non solo aderirebbero ma ritengono desiderabile la costituzione dell'a.n.r., e ciò da tempo.

Ebbene, io sono tra costoro. Sono pronto a scommettere che Andrea Mancia è tra costoro e che pure la totalità degli aggregatori la pensa così. Sono convinto che se Andrea Mancia avesse la ragionevole certezza di costituire l'associazione dei cittadini in tempi brevi, in modo efficiente e con garanzie di amplissimo consenso, lo farebbe subito senza passaggi intermedi. Ma credo che se Andrea pensasse oggi di avere tale ragionevole certezza io gli direi che si sbaglia di grosso.

Che la città sia composta da blogger ideologicamente lontani tra loro e, talvolta, quasi incompatibili, è un dato che possiamo dare per certo e che assicura difficoltà enormi non solo nella redazione eventuale di documenti politici di riferimento, ma pure nella redazione di aspetti fondamentali dello statuto quali i poteri degli organi direttivi, i rapporti tra associazione e aggregatori e, prima di ogni altro, lo scopo associativo. Ma, in realtà, è ragionevole temere che moltissime questioni richiederebbero sforzi sovrumani per cercare composizioni.

In che modo, quindi, si potrebbe affrontare questa impresa, per sperare di non disperdere energie preziose in grande quantità con un risultato magari insoddisfacente e tardivo? Probabilmente in un unico modo: un gruppo ristretto e spontaneo di promotori, capaci di stendere, saggiamente e con equilibrio, uno statuto forte; capaci, poi, di organizzare e tenere testa al dibattito della città; capaci, infine, di creare le condizioni politiche e giuridiche per ottenere l'adesione di un numero di cittadini tale da legittimare la neonata associazione. Il tutto in tempi non lunghi (due-quattro mesi?), per evitare disaffezione.

Ma quanto è realistica, tale prospettiva? E quali rischi specifici comporta? E tali rischi possono diminuire, con la previa costituzione della s.r.l.?

(continua)



martedì, 26 settembre 2006
 

La città si evolve / Intermezzo
Risposte, tesi, dubbi, auspici

Il Sorvegliato Speciale abbandona la città, in malo  modo e, forse, rivendicando qualcosa di più di quanto gli spetti, circa i suoi meriti di iniziatore. Mario "Sorvy", infatti,  voleva soprattutto fare un elenco/censimento da offrire a Ideazione, sperando ch'essa si facesse venire ...un'idea. Ideazione ha poi realizzato l'idea e anche l'azione. Si veda qui* e, in questo blog che state leggendo, la prima puntata della "piccola storia di TocqueVille", qui.

Sarebbe poi il caso di ricordare che anche Mario, come molti altri, non ha dimostrato molto interesse al principale strumento informativo interno: il forum. Anche quando c'era chi invitava a parteciparvi e quando su di esso si è discusso dell'evoluzione tecnica e giuridica di TQV (nel luglio scorso), non eravamo in molti.

Ma tutto questo ora conta poco, con riferimento a Mario. Mi spiace che se ne vada e mi spiace che se ne vada così, con un "vergognatevi" che mi ferisce un po' e di cui (penso e spero) si pentirà. Non posso escludere, infatti, che tale grido divenga fondato in futuro: oggi non lo è, e di questo sono profondamente convinto. Altrimenti non mi darei da fare a collaborare perché TocqueVille diventi grande e solida.
Ciao, Mario.
Fried

*Riporto, per comodità e per precisione, il testo del commento linkato, dell'8 febbraio 2005: "Carissimo Friedrich... Il problema è che il Sorvegliato non ha intenzione di cooptare nessuno, nè di fare un qualche club (di cui fra l'altro ho profonda avversione). Io sto facendo un semplice censimento di area neo-con o neo-progress (come qualcuno ha precisato) a beneficio della rivista IDEAZIONE o di chi abbia qualche idea.
Io, una volta fatto il censimento, ho fatto la mia parte. Non ho idee particolari.
Lascio ad altri l'iniziativa di un banner o di una rete di collegamento. Ma non spetta a me l'iniziativa. Sono un sempilice scrivano, diciamo un dipendente da sportello dell'ufficio anagrafe.
Spero che a IDEAZIONE o a GIULIANO FERRARA venga una qualche idea"
.



lunedì, 25 settembre 2006
 

La città si evolve / 1
Risposte, tesi, dubbi, auspici

Dalla fine dello scorso agosto, ho voluto e dovuto dedicare numerose ore a pensare al futuro di TocqueVille ed a scriverne. Diversamente dal passato, ho preferito farlo al di fuori dei miei blog, perché ho percepito che finalmente si stava arrivando alla svolta che attendevo da un anno almeno. Non era più tempo, quindi, di sollecitazioni, moniti e minacce: stava arrivando il momento di contribuire concretamente alle scelte.

Con questo post (in più parti) intendo brevemente spiegare cosa intendo fare nel prossimo futuro, come ho cercato di dare quel contributo e perché ritengo condivisibili le opzioni che stanno emergendo, nonché pagare alcuni debiti contratti scrivendo qui e là, in blog o in corrispondenza privata, consistenti in risposte non date o in spiegazioni lasciate in sospeso. Comincio da questi "pagamenti".

1. Il luogo in cui ho contratto la maggior parte di questi debiti è stato il blog di Robinik, che ha dedicato all'argomento tre post livorosi e per buona parte inutilizzabili come oggetto di seria discussione. Nel primo di quei post, Textman ad un certo punto commenta:

Fried da quel che leggo sul tuo blog, scusa se non commento spesso, non mi è difficile pensare tu sia persona di estremo buonsenso. Non ritengo giustificata la polemica tra e te e Water se non alla luce di un equivoco, quello che si stia parlando di una forma societaria. Il nodo di cui si dibatte in queste righe è la nascita di un “gruppo dirigente” (bada non si entra nel merito della sua linea politica, questo sarebbe un’altro post ancora) che NECESSARIAMENTE dovrà essere tale nel momento in cui ci sono di mezzo strutture come una SRL (o una SPA o una SAS). Il secondo tema, se vuoi, è la modalità con la quale sta prendendo corpo questo “gruppo dirigente”. Su questi due argomenti le “indiscrezioni” trapelate attraverso questo blog sollecitano, a mio avviso senza dubbio, una riflessione.

Parto da questo commento di Text, che ringrazio per la considerazione, perché il problema del se e del come dovrà nascere un [nuovo?] gruppo dirigente, è senz'altro uno degli aspetti fondamentali di tutta la questione tocqueVilliana. Il fatto è che la riflessione su ciò non era affatto sollecitata dalle "indiscrezioni trapelate" dal blog di Robinik. Tale riflessione è in corso almeno da un anno; ha portato ad importanti rivolgimenti in seno alla lista degli aggregatori; ha portato al "messaggio di fine anno" (31-12-2005) di Andrea Mancia; ha portato alla nascita del forum di TQV e al suo parziale aborto; ha quindi portato all'annuncio del giugno scorso sul progressivo distacco di Ideazione; è sottesa a molte delle polemiche che si sono via via sviluppate e che, tra l'altro, hanno portato all'uscita di blogger amici.

Nel luglio scorso detta riflessione ha portato anche ad un breve ma intenso dibattito sul forum, sospeso spontaneamente anche per l'evidente necessità di riordinare le idee. Nel frattempo è proceduto lo sviluppo del nuovo software, come annunciato fin da gennaio e poi a giugno, e chi si è fino ad ora addossato le maggiori responsabilità di TocqueVille ha proceduto pure in quel chiarimento di idee, che ha portato alla situazione odierna.

I primi con cui Andrea Mancia ha voluto scambiare le sue prime e provvisorie conclusioni sono stati coloro che più strettamente stanno lavorando con lui per TQV, gli aggregatori, e ciò mi pare logico e naturale. Poi ha iniziato a relazionare i cittadini sullo stato dell'arte. E ha fatto capire chiaramente che le decisioni fin qui assunte sono dipese da Ideazione e da lui stesso, non da un gruppo dirigente ad oggi inesistente.

Ciò detto, ritengo che anche nel seguito di questo post svilupperò tesi che risponderanno alla sollecitazione di Textman. Ma la sintesi essenziale è questa: con il passaggio di mano da Ideazione e con la costituzione della nuova srl non si crea la nuova classe dirigente ma si avvia il procedimento per arrivare a sceglierla, procedimento che si concluderà se e quando sapremo costituire un'associazione e comunque un ente dei cittadini che sia in armonia con l'interpretazione di TQV che fino ad ora è risultata prevalente e che Ideazione ha patrocinato.

2. Un secondo debito che ho contratto è quello nei confronti di Watergate. Tralascio valutazioni su quanto io stimi l'intelligenza di quel blogger appena un po' più simpatico che presuntuoso (ed è simpaticissimo), e neppure mi soffermo ora a rivangare le ragioni per cui ritengo sostanzialmente errata la sua scelta di uscire poco tempo fa da TocqueVille. Vado al sodo. Travolto da un furore più antimanciano che antitoqueVilliano, Watergate ha scritto cose che ho definito "giuridicamente …discutibili (grande, amorevole eufemismo)"  sulla s.r.l. come tipo societario: ha parlato, infatti, di bilanci certificati (che nella srl non sono assolutamente necessari) e di responsabilità limitata degli amministratori (per la precisione: il "capitale sociale rappresenta il primo nucleo del patrimonio sociale, il primo, il più importante, posto a garanzia dei creditori e della responsabilità limitata degli amministratori"), invece che dei soci. Questi sono oggettivi errori tecnici che, in un esame universitario, costerebbero cari. Ma le cose "giuridicamente discutibili" più significative ai nostri fini, sono state quelle che non integrano di per sé errori oggettivi.

Watergate si è scagliato violentemente contro uno strumento, la s.r.l., inducendo a pensare che fosse di per sé la manifestazione di intenti turpi. Per fare ciò, ha data per certa un'"appropriazione", illegittima o almeno molto discutibile, conseguente alla costituzione della s.r.l., e l'ha collegata allo scopo di lucro che caratterizza tale tipo societario. In pratica, ha detto (traduco la mia interpretazione con termini che utilizzo in senso atecnico): con la s.r.l. qualcuno si appropria arbitrariamente e indebitamente di qualcosa con lo scopo di fare utili che, quindi, non dovrebbero essere suoi. E ha asserito ciò escludendo la possibilità di ogni altra ricostruzione.

L'elemento che manca in questa tesi, è l'analisi del presupposto fondamentale: se io sostengo che qualcuno ha preso indebitamente qualcosa, devo prima o poi dire chiaramente cos'è l'oggetto dell'appropriazione e chi è, se c'è, il soggetto "espropriato"; una volta individuato l'oggetto della "proprietà" e l'attuale proprietario, devo pormi il problema degli eventuali limiti al suo potere di disporre liberamente della "cosa". Solo a questo punto posso rispondere alla domanda se il "nuovo proprietario", ammesso che lo diventi legittimamente, utilizzerà la cosa conformemente al titolo in base al quale la "cosa" gli è pervenuta. La mancanza di detta analisi si traduce inevitabilmente in illazioni fondate su ipotesi indimostrate: attribuisco intenzioni e obiettivi poco dignitosi sul presupposto indimostrato che stia avvenendo un'indebita appropriazione. E passi se questo contestabile iter logico serva a sostenere un semplice disaccordo tecnico: da Robinik, ragionamenti come questi sono invece serviti ad adombrare vere e proprie disonestà.

Un secondo punto di critica emerge da vari commenti allo stesso post, sia letti individualmente che contestualmente. Watergate non vuole immaginare un utilizzo, pur comunissimo ma un po' articolato, degli enti collettivi, commerciali e non, e allora, con una lettura scolastica e poco realistica, confonde la sua non comprensione con errori o scorrettezze altrui. Qui è il terribile "scopo di lucro" che induce a sbagliare la mira: siccome TQV è un progetto prevalentemente ideale attribuibile a molte persone, lo scopo di lucro attribuito a pochi fa gridare l'allarme.

Orbene, anche prendendo questo argomento separatamente dal primo, si può dimostrare facilmente che la creazione di un soggetto giuridico come una s.r.l. non significa di per sé pregiudicare né l'idealità né la tutela degli interessati. Innanzitutto, è inevitabile il richiamo (che di per sé solo sarebbe sufficiente) al fatto che la stessa Ideazione che ha fatto vivere TQV fino ad ora è una s.r.l. In secondo luogo, quello che si dimentica è che la costituzione di una s.r.l. garantisce almeno altri due "benefici", ben più certi del lucro: l'attribuzione della piena personalità giuridica alla società, e la limitazione di responsabilità in capo ai soci, benefici che mancano con l'associazione (che pure si troverebbe a fare analoga o identica attività commerciale, con ben maggior rischio). E' inoltre pacifico che, mediante patti sociali e/o parasociali che ben possono essere resi pubblici, i soci possano stabilire che gli utili vengano reinvestiti nella società e/o accantonati per essere attribuiti a soggetti terzi, quali l'associazione che verrà. O, ancora, si può stabilire unilateralmente che le quote andranno cedute alla futura associazione, e/o che i soci si presteranno a gestire la società secondo le indicazioni della stessa. Il tutto sempre beneficiando della limitazione di responsabilità e utilizzando un soggetto giuridico che, per la sua finalità commerciale, può permettersi di non affrontare il problema politico che tanto ci farà soffrire, verosimilmente, in sede di redazione dello statuto della futura associazione.

Insomma, anche rinviando al prosieguo di questo intervento per ulteriori e più organiche specificazioni (compresi i riferimenti alla cooperativa, per la quale basti qui dire che è secondo me irrealizzabile per la mancanza del requisito della mutualità), era ed è per me evidente che Watergate, sotto il profilo tecnico giuridico, ha svolto delle argomentazioni superficiali quando non oggettivamente errate. La qual cosa non avrebbe avuto in sé nulla di grave (sia perché non conosco i suoi titoli professionali, sia perché ...un blog è un blog e nessuno può pretendere che in pochi commenti si sviluppino argomentazioni inattaccabili) se non fosse accaduto che si sono usate tali argomentazioni per una critica feroce e a mio avviso ingiusta (leggasi, sputtanamento offensivo) diretta soprattutto, ma non solo, contro Andrea Mancia.

(continua - nel frattempo invito alla lettura di questo post di Below the Line)



domenica, 10 settembre 2006
 

Realtà romanzesca!
TocqueVillanate

Martino Cervo, su "Libero": "Ieri e oggi a Roma si è svolta, con la coordinazione di Andrea Mancia di Ideazione, una riunione tecnica in vista della nuova Tocqueville, versione 2.0 (...). È segnalata all'incontro la presenza di due dirigenti dei Radicali italiani, titolari di altrettanti fortunati blog".

Cristina Missiroli, su krillix: "Ritorni inattesi. Jimmomo riporta Malvino a Tocqueville".

Mario "Sorvy", su Il Sorvegliato Speciale: "MALVINO presente ieri alla riunione niente pò-pò-di-meno-che ...degli aggregatori, nonchè responsabili, di TOCQUEVILLE".

Andrea Mancia, su Il Sorvegliato Speciale: "Sorvy, ti consiglio di scegliere meglio le tue fonti. Hai scritto cose semplicemente false".

(continua)



lunedì, 07 agosto 2006
 

Sia ben chiaro!
TocqueVillanate

Io con questi figuri non c'entro e non mi si tiri per la giacchetta: 1970, R0bbinik, Jimprono e gli altri che verranno (c'è da giurarci!) sono cazzeggi around TocqueVille che allieteranno l'estate e poi finiranno. Spero. Intanto ridiamo.

postato da Dilifa | agosto 07, 2006 19:52 | commenti (1) | permalink
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lunedì, 24 luglio 2006
 

Completato il prologo
Questo blog

Era da completare e finalmente l'ho fatto: il "prologo" di questo blog è pubblicato, ora davvero non mi resta che riprendere a scrivere qualcosa. Di interessante, possibilmente.

postato da Dilifa | luglio 24, 2006 19:38 | commenti | permalink
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sabato, 15 luglio 2006
 

...ok, ok, non si può più rimandare...
Questo blog

...allora: Watergate e Robinik che escono, Harry sì e no, Sorvy incazzato, Master di più, nuovi aggregatori a me sgraditi (Cantor e Inyqua, per non fare nomi), toni spesso irritanti in home page, specie per i cattolici. Però alla città continuo a credere, e molto. Ma è inutile lamentarsi senza incidere. E Mancia che scrive cose belle, forse finalmente ha capito che ai cittadini si deve parlare e li si deve informare ben più che ogni sei mesi...

Insomma, è ora di riprendere a scrivere, almeno per un po', fino a che gli eventi della vita lo consentiranno. Per ora solo qui, e non di là. Uno degli scopi è far tornare gli amici in città, questo resta un punto fermo. Ok, a breve si riprende.

postato da Dilifa | luglio 15, 2006 19:54 | commenti (1) | permalink
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mercoledì, 28 giugno 2006
 

Domanda
Quali regole in città?

Alla redazione di TocqueVille chiedo di sapere perché è scomparso dalla Home Page il post di Watergate intitolato "TocqueVille: il problema" del 27 giugno, mentre sono presenti altri post molto più vecchi e insignificanti per il dibattito cittadino.

Faccio presente che, in altre occasioni di cittadini "dimissionari",  i relativi post sono rimasti in HP anche dopo la loro cancellazione.

In ogni caso, chiedo di conoscere il nome dell'aggregatore che ha proceduto a detta cancellazione, riservandomi di chiederne le dimissioni. Chiedo altresì che il link a detto post venga reintegrato in HP o, almeno, nella "stanza degli ospiti" se ancora esistente.

Mi riservo, infine, di cancellare la mia partecipazione a TQV in caso di risposte e iniziative insoddisfacenti della Redazione.

Preciso di rivolgere questa domanda alla Redazione tutta e specificamente ad Andrea Mancia.

Grazie per l'attenzione, fin d'ora scusandomi ove fossi incorso in errore.

Friedrich



mercoledì, 21 giugno 2006
 

La risposta di Andrea Mancia
Le regole della città

Andrea Mancia include le risposte che gli chiedevo nel suo nuovo intervento da vero Sindaco. Ci speravo, i sei mesi dal precedente stavano per scadere...

La sua prima risposta non mi soddisfa, ma è cosa da poco. Andrea, in estrema sintesi, dice: io mi riconosco nella Right Nation e contemporaneamente voglio i radicali alla JimMomo dentro TocqueVille, quindi non c'è contraddizione ad apprezzare quel post di Abr. A mio avviso, peraltro, la contradizione rimane perché mentre per Andrea la questione identitaria è un non problema (e ce lo ha specificato stasera, ma io presumevo di sapere già da tempo che lui la pensava così, e io con lui), per Abr la questione identitaria va affrontata perché è il primo dei problemi, sebbene in quel post lo dica con i toni ecumenici e rilassati tipici del saggio Priore Nequidnimis.

E' cosa da poco, ripeto, ma mi consente di introdurre le altre questioncine, collegate sia alle mie domande che alle risposte del Sindaco.

La prima è la mancata risposta sulla questione forum. Il forum, se una funzione doveva avere, era quella di concentrare il dibattito sui confini, sulle regole e sul futuro della città. E, per capire l'utilità che avrebbe avuto, prendete come esempio questi giorni: per i più, è impossibile leggere oggi tutti i post e i commenti sul Sestri e il post-Sestri, proprio a causa della loro frammentazione, cui neppure l'aggregatore riesce a rimediare. Per dibattiti di quel tipo il forum sarebbe stata la piazza dove moltissimi avrebbero scritto e si sarebbero letti reciprocamente, con maggior agio rispetto al rincorrere i commenti nella blogosfera, spesso riproducendio dieci volte lo stesso pensiero (e magari -  indubbio vantaggio che prendo ad esempio -  ci saremmo risparmiati di trovare settantasette commenti del Megafono che dice di essere d'accordo ...praticamente con chiunque ).

La seconda è la questione delle regole. Qui la risposta di Andrea è stata convincente: le regole (quelle "costituzionali") ci vogliono. Dobbiamo scegliere il modo per formalizzarle e, sul tema, il dibattito direi che è fin d'ora aperto, nell'ambito delle soluzioni tecniche che si stanno realizzando e che sono coerenti con quanto scritto all'inizio dell'anno. Speriamo solo che la tempistica venga rispettata, e che le informazioni arrivino con maggior frequenza.

La terza, e più significativa, questione riguarda il ruolo di Ideazione. Ho già ricordato di aver individuato questo come probema fondamentale fin dal settembre dell'anno scorso. A distanza di sei mesi dalla "assunzione di responsabilità" che tanto aveva fatto parlare a sproposito alcuni che non ci vogliono bene (sempre quelli: Malvino, Adinolfi e co.), Ideazione prende atto che non è quella la strada da percorrere. Io sono d'accordo (s'era capito nel precedente post, credo) sul fatto che Ideazione debba fare un passo indietro. Ne scriverò prossimamente e anche questo tema deve diventare subito oggetto di dibattito (mi permetto di rinviare fin d'ora a questo mio post, risalente al dicembre scorso, soprattutto dalla metà in poi). Sul punto, quindi, la risposta di Mancia mi soddisfa.

Quello, però, che mi preme di più evidenziare è che se il futuro della città "senza" Ideazione lo affronteremo con le stesse diffuse superficialità e presunzione con cui abbiamo affrontato fino ad ora sia la questione identitaria, sia quella sulle regole, sia quella del ruolo di Ideazione (e se, su quest'ultima, Ideazione stessa è forse la principale responsabile degli errori di valutazione commessi, per le prime due la "colpa" è quasi tutta dei cittadini), siamo davvero destinati a diventare una città fantasma nel giro di un anno o poco più.

Allora, servono lucidità, equilibrio ed onestà intellettuale. Bando ad isterismi, vittimismi e spiriti di vendetta. Bando ad opacità negli scopi e nelle intenzioni. Decidiamo serenamente e realisticamente cosa vogliamo diventare e poi mettiamoci a lavorare con coerenza.
E, in primo luogo, ripeto, decidiamo il luogo privilegiato dove realizzare i dibattiti che ci attendono.
A presto, spero.
Friedrich



domenica, 18 giugno 2006
 

Intermezzo - Una risposta ad Andrea Mancia
Le regole della città

Andrea Mancia chiede anche a me, in un precedente commento, di spiegare quando e come avrebbe avuto un atteggiamento "minimizzante". Inoltre, sul suo blog manifesta apprezzamento per il post di Abr che anch'io ho richiamato negativamente. Rispondo qui.
*****************************

Andrea, nel post di Abr che dici di apprezzare, la definizione dei confini, con il reiterato richiamo alla Right Nation (e, sullo sfondo, un certo qual pentimento circa la scelta del nome di TQV e del significato ad essa sotteso), è l'elemento fondamentale. Però sei al contempo un estremo difensore dell'ala radicale, che è la meno "Right" che abbiamo, anzi è decisamente ...left. Mi spieghi, cortesemente, la logica delle due posizioni? Anche perché i rinvii ai pensieri altrui sono sempre ad alto rischio di fraintendimento.
Inoltre, sei stato ...rumorosamente assente da ogni inizio di dibattito apertosi sul forum per parlare e riparlare di confini e non solo. Assenza che è senz'altro stata una delle cause della quasi-morte del forum.

Insomma: ora, tantopiù dopo Sestri, ci vuoi dire a che punto siamo rispetto al programma annunciato il 31 dicembre scorso? Il problema dei confini è ancora patologicamenente aperto, secondo te? E quello delle regole?
Mo' spero de non farte incazza': io ho l'impressione che Ideazione continui ad essere tutto meno che convinta di TQV, e che continui ad avere tutto meno che le idee chiare. Puoi smentirmi in modo convincente (cosa di cui sarei lieto)?
E se fosse come penso, Ideazione sarebbe pronta a fare un passo indietro?

Scusa le domande, ma francamente non mi piace molto quando fai solo la parte del grande saggio mediatore. Almeno ogni sei mesi vorrei vederti nella parte del Sindaco inteso come leader autorevole, attento ai problemi della città. Mi sarò distratto, ma l'ultima volta, per me, è stato lo scorso 31 dicembre.
Friedrich



sabato, 17 giugno 2006
 

Appunti per Sestri / 3 (vers. provvisoria)
Le regole della città

Sempre a causa della cronica mancanza di tempo, le conclusioni che voglio offrire saranno schematiche. Potranno risultare, anche per ciò, aggressive ed apodittiche. Vi assicuro che sono fatte con un grandissimo affetto per la città e per chi lavora e ha lavorato per essa.
E' presupposta la lettura auspicabilmente attenta dei precedenti due "capitoli" di questi appunti, allegati linkati compresi.

PREMESSE

1. La forza delle conclusioni di seguito esposte deriva, tra l'altro, dai presupposti su cui si fondano, che sono in buona parte quelli descritti nel mio messaggio del 9 settembre 2005 riportato nel post precedente. Tali presupposti hanno meritato non solo forti apprezzamenti da parte di di autorevoli cittadini e aggregatori, una volta metabolizzati, ma pure una ripresa pressoché integrale nel "messaggio" di Andrea Mancia del 31 dicembre 2005.

2. Io ritengo che la concreta attuazione di quanto proposto nel "messaggio" di fine anno, in particolare secondo la lettura che ne proporrò di seguito, sia la strada maestra per arrivare a risolvere alcuni dei principali problemi che gravano su TocqueVille. Si badi: parlo di "strada maestra" perché non tutte le soluzioni ai problemi sono già contenute o compiutamente espresse nei miei presupposti e nel messaggio di Andrea Mancia ma là stanno tutte le indicazioni di metodo sufficienti per affrontare adeguatamente i problemi suddetti.

3. Per comprendere correttamente e per poter quindi decidere consapevolmente se concordare o meno con le conclusioni di seguito proposte si devono avere sempre presenti quattro "chiavi di lettura di TocqueVille" che, a loro volta, possono essere o non essere condivise:
a) TocqueVille non è (almeno per ora, né è nato come) un movimento politico, né un Think Tank strutturato come tale, né una rivista on-line, né un'associazione, né tante altre cose già note dei mondi dell'informazione e della politica. TocqueVille è una "cosa" nuova che sta a noi cittadini definire; è un esperimento di successo, indefinibile secondo moltissimi dei concetti tradizionali sia perché nuovo in sé è lo strumento base sui cui si fonda (il blog) sia perché nessuno dei soggetti che lo costituiscono si è assunto né è (ancora) legittimato ad assumersi il ruolo di autorità "legislativa" formalmente riconosciuta;
b) TocqueVille è (ancora) una realtà la cui esistenza è affidata perlopiù a meccanismi spontanei di autoregolazione, molto legati e molto simili a quelli che ne hanno determinato la nascita. Non vi è ancora stato, cioè, un momento evidente di trasformazione, di maturazione: TocqueVille è ancora sostanzialmente quella che era alla sua nascita e tuttora viviamo quindi la sua fase post-natale o, se si vuole, costituente;
c) la novità di TocqueVille, sia nel senso sub.a) di "innovatività", sia nel senso sub b) di "post-natalità" è, oggi, da intendere come un fatto assolutamente naturale, e che giustifica ampiamente la conflittualità, il ribollire di visioni diverse, l'immaturità e l'approssimazione con cui si affrontano i problemi;
d) la novità di TocqueVille, sia nel senso sub.a) di "innovatività", sia nel senso sub b) di "post-natalità" è, oggi, da intendere come un fatto assolutamente positivo, perché ci legittima a pensare che [d1] si stia costruendo qualcosa di veramente storico nel mondo italiano della comunicazione politica, [d2] siamo ancora nelle condizioni adeguate per approntare le difese necessarie ad impedire tentativi di appropriazione da parte di soggetti culturalmente estranei o tradizionali, se non obsoleti. 

4. Buona parte delle controversie verificatesi in passato nonché delle incomprensioni tuttora esistenti tra i cittadini e tra aggregatori o tra gli uni e gli altri, dipendono dalla mancata consapevolezza delle (e condivisione sulle) "chiavi di lettura" sopra descritte. Utilizzare schemi logici inadeguati per un soggetto come TocqueVille (ad es. destra-sinistra, CdL-Unione, laici-cattolici); proporre soluzioni calibrate per media tradizionali o consolidati (ad es., siti web dei quotidiani); drammatizzare i problemi come se la città avesse uno scadenziario eterodeterminato (ad es., le successive scadenze elettorali); cercare di ingessare razionalisticamente l'evoluzione spontanea di un soggetto neonato come TocqueVille (ad es., con un manifesto ideologico formalmente adottato); trattare TocqueVille come qualcosa che non è: queste sono alcune delle più frequenti cause di scontro.

CONCLUSIONI

5. La questione dei "confini di TocqueVille" non è un problema, allo stato attuale, e tantomeno è un problema grave ed urgente. Abbiamo elementi per dire che la stragrande maggioranza dei cittadini è saldamente collocata, sotto un profilo elettorale, nell'area del centrodestra. Abbiamo elementi per dire che la stragrande maggioranza dei cittadini è saldamente collocata, sotto un profilo culturale, tra le aree del conservatorismo antisocialista e del liberalismo antistatalista. E' inevitabile (e positivo) che vi siano frange diverse, che queste frange si mettano particolarmente in evidenza, che vi sia un'irritazione di fondo da parte di molti contro questo agitarsi. Ma ciò non ha - allo stato attuale - alcuna possibilità di mettere in discussione l'orientamento nettamente maggioritario. Parlare, ad esempio, di "onnipresenza cattolica" o di "predominanza radicale" in TocqueVille è un dato oggettivamente smentibile e, comunque, non provato.

6. La miglior definizione che abbiamo dei confini di TocqueVille rimane quella emergente dai documenti leggibili nell'area speciale di TocqueVille. Sotto questo profilo:
a) è criticabile la scelta della redazione di non evidenziare adeguatamente il link a tale speciale in home page;
b) non è né auspicabile né probabilmente realizzabile (se non a costo di pesantissime spaccature) una nuova e diversa definizione dei confini con nuovi manifesti o simili.

7. L'attuale problema urgente di TocqueVille è quello di stabilire alcune regole e, in particolare, quelle "costituzionali": quelle, cioè, che disciplinano la creazione di ogni altra nuova regola.

8. La definitiva e completa determinazione del ruolo di Ideazione è, in quest'ambito, uno dei primi temi da affrontare. E se Ideazione non prenderà a breve iniziative chiarificatrici in tal senso, dovrenno prenderle i cittadini. Sestri dovrebbe servire anche a sviscerare questo argomento.

(continua) 



giovedì, 15 giugno 2006
 

Appunti per Sestri / 2
Le regole della città

Il 9 settembre 2005 (a tre mesi, quindi, dall'inaugurazione di TocqueVille), quando ancora ero incluso nella mailing list degli aggregatori pur senza esserlo (vicenda che viene spiegata nel testo che posto di seguito), scrivevo in tale ambito un messaggio finalizzato ad aprire un dibattito sia sui confini che sulle regole della città. Riporto di seguito tale messaggio come appunto per Sestri, perché costituisce la base delle conclusioni che vorrei trarre entro domani sera.

Due precisazioni:
-in seguito a quel messaggio, si sviluppò effettivamente un dibattito tra gli aggregatori che mi vide in sostanziale minoranza. Forse meglio dire netta minoranza. Forse meglio dire "quasi solo"...;
-qualcosa di certo c'è nel messaggio che non riscriverei, ora, o che scriverei in modo diverso. Si tenga conto del tempo passato, quindi, e del fatto che era un messaggio per una mailing list (che credevamo) riservata.

A presto per le conclusioni, che terranno conto anche di questo pregevole intervento di Abr-Nequidnimis, che pur ho commentato negativamente.

* * * * *

Ciao a tutti.
Mi scuso sùbito per la lunghezza della mail ma credo che non sia questo il momento della sintesi. E la carne che è stata messa al fuoco, specie negli ultimi tempi, è molta.

-Premessa personale
Io sono stato inserito nella lista dei selezionatori su cortese e graditissimo invito. A fine maggio, prima che si iniziasse il lavoro, ho dovuto declinare l'invito medesimo per le stesse ragioni per le quali ho praticamente sospeso il mio blog. Nonostante ciò, sono stato mantenuto nella lista, cosa che mi ha fatto molto piacere.
Tutto questo per dire, in primo luogo, che sono stato e sono dispiaciuto di non poter dare una mano nel lavoro, ma non mi sento inadempiente né tantomeno "in colpa". Ciò per rispondere alle comprensibili lamentele di chi si è sentito troppo solo e ha lavorato per tutti, e che ringrazio (con particolare, ovvio riferimento soprattutto ad Andrea, Master e Robinik).
In secondo luogo, per dichiarare formalmente che - purtroppo - la situazione non è di molto cambiata e, sebbene io abbia intenzione di riprendere il blog (anche se con ritmi blandi), non sarò nelle condizioni di garantire disponibilità, tantomeno a giorni fissi, per i prossimi mesi. Ovvio che non avrò nulla da obiettare se ciò comporterà la mia esclusione dalla lista. Ovvio che sarò lietissimo di rimanervi, se così deciderete. Ovvio, infine, che in ogni caso non smetterò di segnalarvi eventuali post per me meritevoli di pubblicazione.

Ne deriva che quanto scriverò di seguito è solo il mio parere su TV, che vi sottopongo con grandissimo affetto e che spero valuterete, ma che esprimo nell'ottica di uno che non può accampare "diritto di voto" nelle decisioni che verranno prese.
Anche per questo, cerco di andare per punti sintetici, disponibilissimo ad approfondire se del caso.

1. Questioni di metodo
Ho già scritto e ribadisco che - almeno per alcuni aspetti - l'e-mail non è il sistema migliore per condurre né il dibattito sui confini e sul futuro di TV né probabilmente il lavoro di aggregazione. Vi invito a domandarvi quanto possa aver allontanato alcuni selezionatori la sostanziale illeggibilità di molti scambi a causa dell'accavvallarsi di messaggi con oggetti diversi e talvolta assolutamente evitabili. La riattivazione del forum è, a mio parere, una misura da valutare molto seriamente.

2. Cosa mi aspettavo da TV. A) TV com'è
Forse per mia ignoranza o confusione, mi aspettavo qualcosa di molto diverso. E, per essere estremamente sintetico, diciamo che mi aspettavo qualcosa di più simile a Townhall.com, forse perché era stata più volte citato come esperienza di riferimento.
Francamente, non sono convinto che un aggregatore così com'è TV ora possa diventare una voce liberale significativa, con una identità chiara, seppure comprensiva delle diverse anime del liberalismo. E' e sarà un (bellissimo!) contenitore, uno strumento per accelerare la lettura di molti blog, ma non manderà *propri* messaggi significativi, sotto il profilo politico-liberale. Non diventerà luogo di- e stimolo per- un'elaborazione *propria*.
Ciò deriva, tra l'altro, dalla scelta "cronachistica" che si va in qualche misura affermando. Mi spiego, con alcuni esempi a caso. Che TV abbia bruciato i giornali nazionali sulla velocità di alcune informazioni sugli attentati inglesi, mi importa poco, mentre è stato bellissimo leggere - dopo pochissime ore, se non decine di minuti - analisi serie, pacate, ragionevoli e ...liberali sul fatto accaduto. Che TV abbia avuto in primo piano le cazzate dette da un babaleone come Scelli, più che altro mi ha infastidito. Che qualche selezionatore [nome originario degli aggregatori - ndr] perda tempo ad aggregare o a impaginare post sul nuovo Ipod e simili, mi pare una perdita di tempo.

3. Cosa mi aspettavo da TV. B) TV come vorrei che fosse
Quanto all'identità di TV, non facciamo i ...costruttivisti palingenetici, che devono ancorarsi a sistemi razionalmente predeterminati: orsù, siamo hayekiani!
Voglio dire che TV è nata in un certo modo, per certi aspetti casuale, con molti padri affettuosi che si sono fatti spontaneamente coinvolgere, e con entusiasmo. L'identità iniziale di TV, quindi, c'è già; il suo DNA sta nel gruppo originario, nei "manifesti" iniziali (da quello di PdL a tutti gli altri dello speciale di Ideazione:
http://www.ideazione.com/quotidiano/1.politica/2005/2005-speciale_blog.htm), nella stessa Ideazione che - senza contestazione di alcuno - si è assunta l'onere di realizzare il progetto. Troviamo quindi il modo - anche graficamente - di evidenziare che quella è la matrice, ma non andiamo ora a sclerotizzare la situazione cercando ulteriori strumenti (tipo nuovi manifesti, o test di ingresso o altri oggetti di riferimento) sui quali comunque pochi o tanti di noi avrebbero qualcosa da obiettare.
Quanto detto sull'identità iniziale incide sul problema della 'attribuzione di cittadinanza', di cui scriverò dopo. Qui, invece, resta da dire dell'identità in fieri.
Dobbiamo trovare il sistema perché questa identità emerga spontaneamente, senza rinunciare a far svolgere - a chi dei cittadini lo volesse - una funzione di indirizzo e di leadership. Intendo dire che TV è importante come "luogo" destinato sia a scoprire come la pensano i blogger che si dicono liberali, sia a far emergere quelli che più possono diventare punti di riferimento per tutti. Ma ciò "dentro" TV, non a casa del singolo blogger.
Chiarisco ulteriormente con esempi, sempre a caso. Non mi spaventa, anzi, che i post di 1972 o di Andrea o di Jimmomo siano in apertura di TV 5 giorni su sette, però vorrei che ciò accadesse diversamente da come potrebbe accadere ora. Vorrei, cioè, che il loro essere in testa derivasse dal fatto che effettivamente sono le voci più autorevoli di TV perché si sono accreditati nel tempo come tali.
Vorrei quindi che l'identità di TV si formasse nel tempo sulla base di ciò che viene scritto (e che risulti ampiamente condiviso) e di coloro che scrivono: il che significa individuare ruoli basati sull'autorevolezza e procedure minimali per determinarli; tenere in evidenza testi che si sono accreditati come importanti e che non devono scomparire dopo tre giorni, ma rimanere come "testimonianze" di principi su cui la città ha trovato una forte condivisione; creare spazi, dentro la città (e non [solo] a casa dei singoli cittadini), perché si sviluppi il dbattito che costituisce il presupposto per individuare quell'autorevolezza e quel valore di testimonianza.
Richiamo alcune vicende che, sotto diversi profili, possono essere significative sia in negativo che in positivo: le stellinature del Cannocchiale, la possibilità di segnalare apprezzamento per un certo post e per un certo argomento presente in vari siti, la vicenda del PRdT. Quest'ultima, in particolare, dimostra come sia deleterio il rischio di monopolizzazione da parte di chi scrive di più, a prescindere dal livello qualititivo o contenutistico.

4. Problemi gestionali
Inizio a tirare alcune conclusioni consequenziali, ris